Le storie più belle della letteratura di mare non saranno mai lette che dai marinai, poiché esse sono scritte e subito dopo cancellate dalla scia delle navi.
Le gioie, i dolori e i rituali della gente del mare saranno sempre segreti affascinanti per la gente di terra.
Nei riguardi del marinaio, la gente di terra nutre un'ammirazione mescolata a un po' di gelosia. Questa vita sotto le stelle, costellata
di isole e di colori sconosciuti, si avvicina così tanto alla libertà.
Lasciare la terra è come liberarsi dalle leggi di gravità, fuggire dagli obblighi più pesanti, dalle meschinità del potere e del materialismo per nutrirsi di spazi senza limiti, è come andare ad attingere all'innocenza e alla purezza dell'infanzia. Lasciare la terra, spalancare la porta dell'imprevisto, far scattare il risveglio dei sensi, abbandonarsi alla contemplazione, è ritrovare la natura primitiva dell'uomo: quella di un animale nomade.
Lasciare la società rassicurante degli uomini e trovarsi da soli nel cuore dell'oceano, significa scoprire i limiti della propria autonomia. Perché, un giorno o l'altro, occorrerà far fronte alle piccole e grandi metamorfosi e trovare nel più profondo di sé la forza di gestire la propria solitudine fisica e morale in mezzo a
una natura immensa. Ed ecco che, un giorno, si arriva in un luogo. Per i marinai di lungo corso, l'istante in cui la forma nebulosa e incerta della costa appare sulla linea dell'orizzonte vale tutto l'oro del mondo. Le promesse della terra possiedono un fascino magico che, in quell'istante, fa dimenticare ai marinai i giorni tragici quando, fradici, sfiniti, scossi, ammalati e angosciati, hanno maledetto se stessi per il fatto di trovarsi in balia degli elementi, là dove nulla e nessuno li aveva costretti a recarsi. Quando l'uomo del mare varca finalmente la grande diga del porto, prende allora coscienza della sua differenza. Si percepisce la sua fierezza discreta dal modo in cui si immerge nello sguardo altrui e dalla calma con cui cammina sulla banchina. Ma, non appena avrà assaporato le delizie della terra, il richiamo inevitabile del mare irromperà in lui.
Già domani, all'alba, s'imbarcherà di nuovo. Chi può capire le motivazioni che spingono certi esseri a dedicare la loro vita al mare? Dall'alto dei suoi dieci anni, il piccolo Marco del porto di Sainte-Marine issava già all'albero di una barcaccia in disuso una vecchia coperta a mo' di vela. Nell'indifferenza generale, intraprendeva
già le prime miglia del suo giro del mondo. Ma non era per nulla consapevole di quel viaggio: le mani robuste di Magellano, di James Cook, di Eric Tabarly e dei pescatori
della costa bretone l'avevano afferrato per il fondo dei pantaloncini e l'avevano deposto, senza chiedere il suo parere, sul ponte del grande vascello della storia della marina. Forse nelle maglie della rete di questo libro altri ragazzini resteranno impigliati.
Gildas Flahault




